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La Ferrata del Chegul

Valle d'Adige - Trento
medio
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Informationen zur Tour La Ferrata del Chegul

Tour Hauptmerkmale

  • Durata
    5:30 h
  • Distanza
    9.3km
  • Dislivello
    830 m
  • Dislivello
    830 m
  • Altitudine Max
    1343 m
Si parte dalla località Borino (q. 500) raggiungibile con la linea n. 5 per Oltrecastello, oppure possiamo scegliere di partire direttamente da Povo (stessa linea) percorrendo un tratto dell’itinerario 11. Da Borino, in alternativa, si può percorrere la strada comunale (in alcuni periodi abbastanza trafficata) fino al Passo del Cimirlo. Da Borino prendiamo a sx. seguendo il cartello per Via Brenz e risaliamo quest’ultima per un breve tratto. Dopo un po’ la strada asfaltata si restringe, salendo in modo sostenuto. Le case si diradano e, nei pressi di un bel portale sulla dx., l’asfalto diventa sentiero. Arrivati alla fine del sentiero ci si immette sull’altra strada che sale dal Borino (q. 600 m. ca) ma solo per attraversarla.

Itinerario

I cartelli Sat indicano il sent. 411 ed inoltre, su un paletto, c’è un’indicazione della Via Romea. Seguiamo il segnavia Sat. Alla nostra sx. sale la parete del M. Celva con la sua caratteristica “graffiata” che tanto è amata dai climber locali che provano sui suoi versanti gli automatismi per ben più ardite imprese. Alla nostra dx. la gobba del Chegul, che ci apprestiamo a salire. Ci inoltriamo nel bosco lasciandoci alle spalle il costante rumore del fondovalle. Fermandoci e calmando il fiato riusciamo a distinguere, tra il nostro respiro, anche quello della natura: il cinguettio degli uccelli, la carezza del vento tra le foglie, il battito pesante del nostro cuore. È un gesto antico, ma sempre nuovo, quello di ascoltare i rumori della natura, percepirne l’essenza calibrando il nostro battito con il suo. Si può fare anche qui, a due passi dalla città e dal cielo. Si devono a volte cercare i segnali bianco-rossi che si trovano perlopiù sulla corteccia degli alberi.

Arrivati sulla strada che dal Cimirlo porta al Rif. Maranza, la attraversiamo proseguendo per il sentiero 411. Continuando in salita arriviamo ad un bivio che imboccheremo verso dx., senza trascurare comunque la visita, a circa 80 m., ad un’anomalia del territorio (segnalata da una tabella informativa): il cosiddetto masso erratico. Dopo pochi minuti, superiamo sulla dx. ignorandolo (ma potrebbe essere un’alternativa più “easy”), il cartello per il Rif. Maranza (ponticello s. 455, non segnato su alcune cartine) e fatti pochi metri ancora continuiamo a dx. per il 411 (siamo a quota 880 ca.). Il sentiero risale in modo deciso per una quindicina di minuti dove troviamo l’incrocio (Acque de Stelar) col 427 nei pressi di alcuni resti di fortificazioni ed una fonte d’acqua (non potabile- q. 990 / 1 h. 25’). Lo percorriamo (il 427) dapprima in saliscendi su una strada forestale (del 2015) e poi inoltrandoci nel bosco allo spiazzo dove la strada finisce.

Nello scendere con cautela, data la pendenza sostenuta e l’esiguità del sentiero, non possiamo non soffermarci sul bel panorama che si apre sulla nostra sinistra, mostrandoci le martoriate e rocciose pendici occidentali del Chegul. Ad un bivio procediamo sulla via per la Maranza scendendo ancora. Giungiamo dunque a pochi passi dalla strada che sale dal Passo Cimirlo (loc. Sason q. 895 1 h. 55’- potrebbe essere un’alternativa al saliscendi proposto ma, personalmente, preferisco camminare nel bosco piuttosto che su strada asfaltata). Qui seguiamo il sentiero 455 per pochi minuti fino all’attacco del sentiero n. 418. Cominciamo dunque a salire verso l’attacco della ferrata, qualche centinaio di metri più su. Risalendo per circa 40’ si supera rapidamente la boscaglia e si arriva alla base di alcuni sug
gestivi picchi rocciosi.

Superato il primo da destra verso sinistra, il sentiero conduce di nuovo in una zona boscosa. Qui si fiancheggia e poi si taglia la parte alta della gola, arrivando all’inizio del sentiero attrezzato (circa q. 1.064). Dei cordini d’acciaio dapprima ci conducono al libro di vetta (a circa q. 1.120) e poi, superato questo, ad una scala a pioli nella roccia ed a due scale che facilitano il superamento della parete rocciosa caratterizzata dalla suggestiva “Crepa del Bus del Vent”.

Un ultimo breve sforzo conduce poi alla Croce (q. 1.256) da cui si gode un ampio panorama sia sulle pendici della Marzola sia verso la conca della Vallagarina e di Trento, a cui fanno da sfondo il Bondone (davanti e a sx.) e la Paganella a dx. La discesa avviene superando un piccolo ponte in legno che attraversa la Crepa descritta poco addietro e che ridiscende fino ad arrivare a uno spiazzo (attenzione al saliscendi nel bosco, la traccia non è così semplice da seguire come sembrerebbe). Risaliamo a sx fino al cosiddetto “Spiaz de le patate”.

Da qui si risale per una decina di minuti su strada militare arrivando al grande spiazzo de “I Stoi del Chegul”, serie di rifugi scavati nella roccia della cima trasformati in casupole, usate d’estate per raduni conviviali e ristori privati ed attrezzati con panche, un piccolo altare per la messa e persino un campo da bocce. Una scalinata porta dapprima ad un bellissimo scorcio verso il Lago di Caldonazzo e poi sulla cima vera e propria del Chegul (q. 1.365 – 3 h. 30’) da dove però non si riesce a vedere granché data la vegetazione cresciuta in abbondanza dai tempi in cui vi stanziavano i soldati. Una visibile stradina ci riporta verso il Passo del Cimirlo (dir. Borino sent. 411) dove arriveremo dopo aver percorso per un tratto il tracciato descritto all’andata (5 h. 30’)

Variante

Dopo il Chegul il sentiero 413 verso sud ci porta alla Fontana dei Gai, alla Loc. Borino ed infine ad Oltrecastello, allungando di molto però il percorso.

Inizio dell'itinerario

Borino 500 m.

Arrivo dell'itinerario

Borino 500 m.

Specificazione

Per questo itinerario i punti d’appoggio sono dislocati al di fuori del percorso di percorrenza, comunque vicini poche decine di metri (Oltrecastello e Passo Cimirlo).
Punti acqua: Borino, Oltrecastello, Passo del Cimirlo, bivio 427/411 Loc. Acque de Stelar (non potabile).

Parcheggio

Trasporto pubblico

Arrivo

Fonte

Missing

Valutazione dell'itinerario

  • Condizione

  • Tecnica

  • Avventura

  • Paesaggio

Copyright

Trento in 50 passi

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