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Il Dosso di San Rocco, "Bosco della Cittá"

Valle d'Adige - Trento
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Informationen zur Tour Il Dosso di San Rocco, "Bosco della Cittá"

Tour Hauptmerkmale

  • Durata
    0:00 h
  • Distanza
    6.9km
  • Dislivello
    270 m
  • Dislivello
    180 m
  • Altitudine Max
    412 m
La P.A.T. (Provincia Autonoma di Trento) è proprietaria dell’area fondiaria situata alle pendici della Marzola e precisamente sul Dosso di San Rocco e nelle immediate vicinanze fino alla località Ronchi di Mattarello denominata “Complesso provinciale Casteller”. Tale complesso dal 1987 è stato consegnato al Servizio Forestale che vi svolge attività d’istituto. Si tratta di complessivi 91 ettari, divisi in due parti separate, la prima delle quali, di 68 ettari, è a sua volta divisa in due settori: un vivaio forestale (41 ha) e un Centro di Ripopolamento Fauna Selvatica, gestito dall’associazione Cacciatori (27 ha).

Itinerario

La seconda parte, pari a 23 ha., ricopre direttamente le pendici meridionali del Dosso di S. Rocco e rappresenta l’ultimo tassello di territorio dedicato al miglioramento e alla valorizzazione della proprietà ad opera del Servizio Forestale. È un’area notevolmente significativa dal punto di vista ecologicoambientale, vicina alla città e suo, non unico ma comunque molto importante, polmone verde e habitat insostituibile per molte specie di piante qui importate.

Nel Bosco della Città, si può camminare per i circa 3 km. di sentieri principali in tutte le stagioni, anche se naturalmente ogni stagione ha le sue peculiarità, arricchite dalla presenza appunto di specie non autoctone che rendono la visita anche fonte di conoscenza, oltre che di piacevoli sensazioni che solo la frequentazione dei boschi regala. Nel parco è possibile usufruire di acqua potabile (con qualche fontanella), di panchine per la sosta e di servizi igienici posti all’inizio del Parco, in prossimità del parcheggio in loc. San Rocco. Il cartello esplicativo con annessa la mappa del Parco, illustra gli aspetti salienti della flora locale:

  • 15 specie arboree
  • estesa diffusione lungo l’intera pendice del Carpino nero
  • prevalenza dell’Orniello sui tratti in pendio e sul dosso, frammisto ad arbusti vari
  • presenze significative di querce: Roverella, Cerro (sui ripiani secondari della zona centrale, spesso associato a castagni) e Farnia (sul suolo più umido)
  • il Faggio limitato sul versante fresco della conca basale
  • diffuso il Sorbo domestico (poco frequente in Trentino)
  • Pino silvestre diffuso nei punti magri ed assolati della parte sud
  • Tasso limitato alla zona fresca ed ombrosa della conca basale
  • Pino nero diffuso quà e là di introduzione artificiale.

All’interno, poco sotto la sommità, i ruderi dell’ex Forte, attualmente interdetti all’accesso.

Inizio dell'itinerario

Loc. San Rocco 374 m.

Arrivo dell'itinerario

Loc. San Rocco 374 m.

Specificazione

La Vigolana

Posta a sud est di Trento, è la montagna che chiude il cerchio di cime che circondano la città. Affacciata sulla Valle dell’Adige, la conca di Vigolo Vattaro e la valle del torrente Centa con pendii ripidi e bastioni rocciosi, si appoggia più dolcemente sul versante di Folgaria. Composta di calcari, dolomie e scisti cristallini del Trias e del Lias, culmina nel Becco di Filadonna (2150 m.), che deve il suo nome a due caratteristici spuntoni rocciosi della cresta nord. Le altre cime minori di questa montagna sono situate quasi a semicerchio da nord, nord-est a sud, caratterizzate da bastioni di roccia piuttosto friabile, intervallate da aspri canaloni nei quali la neve rimane fino a giugno inoltrato. Nell’ordine si incontrano il Becco della Ceriola (1935 m.), la cima del Campigolet (2069 m.), poi il Becco di Filadonna, la terza (2077 m.) e la seconda Cima (1996 m.) e infine il Cornetto (2060 m.), posto sopra l’abitato di Costa di Folgaria. Gli accessi principali alla montagna sono quelli che partono da Vigolo Vattaro e da Vattaro, Dos del Bue, sul versante nord; oppure da Folgaria, usufruendo anche degli impianti del Cornetto, sul versante sud. Altre possibilità indubbiamente più faticose, da Mattarello e Besenello. Il versante settentrionale della montagna è detto “Derocca”, quello di sud-ovest Scanucia (Scanuppia), termine con cui gli abitanti della Vallagarina chiamano l’intero massiccio (il Becco di Filadonna viene anche chiamato Corno di Scanuppia). Situato presso il bivacco Vigolana si trova il caratteristico pinnacolo della “Madonnina”, visibile anche da Trento, che la leggenda vuole un gigante pietrificato, assieme all’altro spuntone detto “il Frate”. Nel vallone detto “Scalon”, presso il Becco di Filadonna, si trova l’interessante cavità carsica Gabrielli a quota 1850 metri, caratterizzata da una serie di pozzi esplorati nel 1859; uno di essi, detto “il Duomo”, è alto 130 metri, lungo 90 metri, largo 40 metri. In uno dei pozzi è stato scoperto il più grande cimitero degli stambecchi del Trentino e forse delle Alpi. Le escursioni si svolgono in un grandioso ambiente alpestre, selvaggio e solitario, in presenza di panorami ampi e vasti su tutti i gruppi montuosi del Trentino. La segnaletica escursionistica sulla Vigolana, come sulle altre alture del territorio trentino, è curata da diversi soggetti: l’APT della Vigolana (nel versante verso la Valsugana e la Marzola), l’Agenzia Provinciale delle Foreste (per il versante che comprende la Riserva Forestale della Scanuppia-vedi sotto) e, naturalmente, la SAT. Nella suddivisione sentieristica SAT il gruppo Vigolana si colloca nell’Area Trentino Orientale, e i sentieri sono compresi nel settore 4 che unisce in una lunga striscia oltre alla Vigolana, Marzola, l’altopiano del Calisio e i Monti della Valle di Cembra. Ciò significa che ogni sentiero su questi rilievi inizierà col numero 4 (settore) e col numero effettivo di sentiero, dal doppio 0 al 99 (es. 403, 447 etc.). Un cenno a parte merita La Foresta demaniale di Scanuppia, colpevolmente dimenticata negli approfondimenti dei “Luoghi d’interesse”. Essa fa capo all’Agenzia provinciale delle foreste demaniali e che si estende su una superficie di 583 ettari ricoperti da formazioni di abete rosso, abete bianco, larice e faggio. L’ambiente presenta ampi pendii basali ricoperti di bosco a latifoglia, poi, più in alto, pascoli e prati, bosco misto e distese sommitali dove spiccano il rododendro, il pino mugo e arbusteti d’alta quota, che favoriscono la permanenza e la diffusione dei tetraonidi e del gallo cedrone in particolare. Proprio la fauna, insieme alla quiete e alla marcata valenza naturalistica, costituisce la peculiarità di maggior pregio della ex Riserva guidata provinciale. La porzione più elevata dell’altipiano evidenzia la natura calcarea del substrato e la diffusione delle coltri moreniche che addolciscono la morfologia generale del sito. All’interno della Foresta si trovano Malga Imprech con l’omonimo alpeggio tuttora monticato e lo splendido edificio rinascimentale di Malga Palazzo, costruito nel 1589, recentemente restaurato. L’accesso all’alpe da Besenello avviene su strada cementata molto ripida e soleggiata, lunga 7,5 chilometri con un dislivello di 1317 metri. La strada è chiusa al traffico a motore così come a ciclisti e biker. Il nome dialettale locale, Scanucia, è una deformazione del toponimo originale cimbro Laitterperg (Leiterberg), ovvero Monte della scala. Da ciò Scalucla, Scalucola, Scanucia, Piccola scala. Ciò è dovuto alla presenza delle numerose rampe d’accesso che un tempo ospitavano parecchi gradini per facilitare l’ascesa. Oggi la strada è cementata, ma qua e là si intravedono ancora i segni dei gradini e delle scie verticali dove transitavano i carri e le slitte per il trasporto a valle di legname e di fieno. Fin dal primo Rinascimento la nobile famiglia austriaca dei Conti Trapp, proprietaria dell’intera area compreso il sottostante Castel Beseno, aveva destinato il monte della Scanuppia a diventare la propria tenuta di montagna da usarsi come alpeggio, approvvigionamento di legname, luogo di villeggiatura e riserva di caccia esclusiva dove abbondavano camosci, caprioli e galli cedroni. Al centro della tenuta, in alto, nel 1589 venne costruita Malga Palazzo, singolare espressione di architettura fortificata di montagna, in muratura e legno, 400 mq di superficie, recentemente restaurata e portata ai caratteri formali originari. La “Casa di sua Signoria illustrissima”, come indicato in documenti del ’600, divenne fin da allora un punto di riferimento per l’intera comunità locale. Nei tempi di crisi infatti, tra guerre e conflitti, alluvioni e inondazioni, continuò a fornire lavoro, latte e derivati alle popolazioni della Vallagarina e dintorni. Nelle immediate vicinanze della Malga, gli stessi Conti Trapp fecero costruire una seconda costruzione, destinata ad ospitare il bestiame. Nel 1990 la Provincia autonoma di Trento acquisì dal Conte Osvaldo Trapp l’intera area, successivamente sottoposta, con Decreto della Giunta provinciale a vincolo di tutela quale “Riserva guidata della Scanuppia-Monte Vigolana”. Poi, in seguito alla Legge provinciale nr. 11 del maggio 2007 l’intera area protetta venne inserita tra le Riserve naturali provinciali. Attualmente la Foresta demaniale di Scanuppia, Riserva naturale provinciale e SIC (Sito di Importanza Comunitaria), appartiene all’Agenzia provinciale delle foreste demaniali che cura la pianificazione e la programmazione degli interventi, mentre la gestione è delegata al Servizio Conservazione e Valorizzazione ambientale della Provincia autonoma di Trento. Il recente restauro di Malga Palazzo ha permesso la messa a disposizione di una struttura destinata a incontri di studio, di ricerca e di promozione di alta rappresentanza. La Foresta demaniale della Scanuppia riveste da sempre notevole interesse faunistico soprattutto per la presenza significativa del gallo cedrone e del gallo forcello, ma anche del camoscio e del capriolo, dell’aquila, del francolino di monte e della martora. L’esercizio venatorio attualmente è vietato nell’intera Riserva. Dal punto di vista forestale è dominante l’abete rosso in consociazione con l’abete bianco e il faggio. Cresce fino a 1750 m. di quota, lasciando poi vasti spazi aperti per il pascolo. Alle quote superiori il larice trova un habitat elettivo e arricchisce la foresta con i suoi cromatismi intensi e particolari. La mugheta allo stato puro dilaga sopra i 1900 m. di quota fino al crinale spartiacque, offrendo rifugio a particolari specie vegetali e floristiche.

Parcheggio

Trasporto pubblico

Arrivo

Fonte

Missing

Valutazione dell'itinerario

  • Condizione

  • Tecnica

  • Avventura

  • Paesaggio

Copyright

Trento in 50 passi

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