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Celva e Cimirlo

Valle d'Adige - Trento
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Informationen zur Tour Celva e Cimirlo

Tour Hauptmerkmale

  • Durata
    2:30 h
  • Distanza
    6.8km
  • Dislivello
    490 m
  • Dislivello
    490 m
  • Altitudine Max
    974 m
Dalla Piazza di Oltrecastello (482 m.) prendiamo la via Marchesoni, di fianco al bar, e giungiamo davanti alla piccola chiesa di S. Pantaleone. La costeggiamo verso dx. (via Marchesoni che continua in via della Selva) e, passando davanti alla ex casa Predelli (ora Paoli, un pregevole esempio di barocco anche se l’esterno potrebbe essere maggiormente curato) e al prospicente capitello, andiamo verso il portico (il 2°) poco più avanti. Uno dei portali d’ingresso alle corti interne porta la data del 1655. Poco oltre il portico (che conduce dal profumo della storia ad un ambiente prettamente rurale) la strada comincia a salire (Via dei Ronchi) ad incrociare il cartello in legno indicante l’it. Oltrecastello-Celva-Cimirlo. Sempre su sfondo asfaltato si sale in maniera decisa per circa 500 m. poi la strada spiana per un breve tratto e continua salendo più agevolmente, in aperta campagna. Abbiamo davanti a noi lo strano profilo del Chegul, muovendoci sempre su asfalto, ma ormai liberi dalle case. Al bivio con Via delle Volpare, in prossimità di Maso Manci (residenza nobiliare delle famiglie Ciani-Bassetti e, appunto, Manci) proseguiamo per V. Ronchi, sempre in salita e su asfalto.

Itinerario

Arriviamo, dopo qualche centinaio di metri, ad incrociare la strada che da Borino porta al passo del Cimirlo. Percorriamo la strada per circa 200 m. in salita ed imbocchiamo poi via Eremo (Maso Eremo), a sx., verso la località Celva. Dopo una curva riusciamo a scorgere il piccolo agglomerato di case davanti a noi che raggiungiamo dopo pochi minuti, in prossimità della fermata 

dell’autobus (q. 670, 33’). Proseguendo sulla Via Celva (su asfalto) dopo 350 m. dal piccolo paesino, riusciamo a calpestare il fondo boschivo (a dx. sbarra), seppur per breve tratto, fino a sbucare sulla strada che dal passo Cimirlo porta verso le case poste in vicinanza del parco omonimo.

Chi volesse beneficiare di una breve sosta può scendere per 150 metri al Passo del Cimirlo e al rist. Zimirlo Biergarten (m. 734, 45’). Altrimenti possiamo continuare subito verso sx. e in salita, su asfalto, seguiamo i cartelli che indicano il Forte Roncogno, il Parco del Cimirlo ed il M. Celva (cartello Sat 419). Alla curva successiva seguiamo la freccia per il Forte Roncogno e poi, alla seguente, diritti (sent. 419). Arrivati all’altezza del piccolo parco del Cimirlo, ci inoltriamo nella pineta e, fatti pochi metri, giriamo sulla sx. in prossimità della piccola casetta in legno, prendendo il sentiero (F. RoncognoIt. 8) che sale su fondo d’aghi di pino. Arriviamo così, dopo pochi minuti e pochi metri di dislivello, nella spianata del piccolo Forte Roncogno (805 m. 56’).

Dopo il forte, recentemente ristrutturato ma di cui si deve ancora decidere la destinazione, attraversiamo il piccolo spiazzo antistante e la strada per dirigerci verso il cartello che indica il proseguimento del sentiero, stavolta su fondo sassoso. Troviamo quasi subito sulla sx. una piccola apertura nella vegetazione che porta a diverse vie di arrampicata, molto frequentate dai climbers locali. Noi proseguiamo sul sentiero fino a trovare sulla sx. uno dei cartelli in legno, posati nel 2015, indicanti gli “stoll” il cui raggiungimento è stato reso possibile dal lavoro di ripristino dell’Azienda Forestale.

Una ulteriore deviazione sulla dx. porta ad una fuciliera con bella vista verso la Valsugana e, poco più avanti, al sentiero dei “100 scalini” raggiungibile con breve deviazione. L’ascesa, accompagnata magari da una pila o da un frontalino per brevissimi tratti, è breve ed agevole, fino ad una canna che serviva per l’areazione. In tutto circa 15 minuti per andata e ritorno. Ritornati sul sentiero principale proseguiamo la salita fino all’ex-Osservatorio (m. 885, 1 h. 15’).

Continuando per il sentiero è possibile, muniti di frontalino e con molta attenzione, entrare ed “esplorare” gli “stoi” e le fortificazioni che corrono per un buon tratto parallelamente ad esso. Esplorare la complessa rete richiederebbe un buon lasso di tempo e solo con una buona guida è possibile apprezzare le sfumature della vita nelle fortificazioni. Io ho avuto il privilegio di accompagnare (o viceversa) un grande esperto come Volker Jeschkeit (vedi bibliografia), autore di numerosi libri sulla Fortezza di Trento, abitante a Villamontagna. Continuando a salire, dopo alcuni brevi tratti forniti di filo d’acciaio per agevolare la salita arriviamo all’ampio spiazzo della sommità del Monte Celva, (998 m., 1 h. 35’), dove il panorama maggiore è sicuramente verso la Valsugana e il Lagorai. Ben visibile però dall’altro versante dell’ampia valle, verso SO, il Monte Calisio.

Basta spostarsi comunque nell’altro lato della sommità per avere la visione, in verità semi-nascosta dagli alberi e dal ripetitore telefonico, della piana di Trento. Il monte era qualche metro più alto prima del 1915, abbassato per esigenze militari. Da questa parte prosegue il nostro sentiero, ora solo in discesa. Passiamo sotto il ripetitore telefonico (dove c’è un altro “stoll”), dopo aver perso quota nel bosco fino a q. 846 ed incrociamo il bivio con il 
Il Monte Celva. Per la Fortezza di Trento il Monte Celva era considerato “prima trincea”. Faceva parte della terza sezione, che iniziava sulla Marzola e finiva nella valle del Fersina. Era il fronte est.  Responsabile diretto della difesa e delle truppe era lo stesso maggiore generale Franz von Steinhart. A difendere questo caposaldo vi erano numerose squadre della fanteria e 10 batterie di artiglieria; anche qui quasi tutto l’armamento spariva mimetizzato accuratamente sotto terra. Venne costruita anche una batteria con cupole corazzate girevoli proprio sotto la cima della montagna. Le testimonianze sono ben visibili e facilmente raggiungibili: casematte in calcestruzzo collegate tra loro da gallerie sotterranee, osservatori di tiro per l’artiglieria, magazzini per le munizioni, posizioni per i mitragliatori, una caverna per la produzione della corrente elettrica. Gran parte della fortificazione è stata ripulita e parzialmente restaurata.

Monte Celva sentiero 424b che conduce a Slacche. Questo sentiero è segnato “per escursionisti esperti”, quindi necessita di molta attenzione nello scendere, qualora si decidesse di farlo. La tempistica naturalmente ne risulterebbe molto maggiorata, in quanto da Slacche si deve risalire fino a Civezzano. Proseguiamo quindi il sentiero 419 fino alla località “Le Fontane”, dove continuiamo a sx. Qualche metro di dislivello più sotto incrociamo le prime case e anche i segnali (Sat 419). Proseguiamo a sx. al bivio ed arriviamo sulla strada da dove siamo partiti. Superate le prime case del paese, arriviamo direttamente in piazza a Oltrecastello (m. 482, 2 h. 30’)

Variante

Se non si vuole ritornare a Oltrecastello, con il sentiero 424 dal Celva si scende a Slacche, in loc. Mochena sulla SS. 47 della Valsugana. Da qui ci si può dirigere verso Civezzano, allungando di molto però il percorso. Dal Passo del Cimirlo possiamo inserirci sugli itinerari 9-11-14.

Inizio dell'itinerario

Oltrecastello 482 m.

Arrivo dell'itinerario

Oltrecastello 482 m.

Specificazione

Al passo del Cimirlo il Ristorante-Pizzeria zimirlo Biergarten (tutti i giorni tranne lunedì solo la sera-Sabato e domenica tutto il giorno - 328 7477448 / 389 9148068 / 328 0374658 zimirlo@libero.it).

Punti acqua: Oltrecastello, Celva, Passo del Cimirlo.

Parcheggio

Trasporto pubblico

Arrivo

Fonte

Missing

Valutazione dell'itinerario

  • Condizione

  • Tecnica

  • Avventura

  • Paesaggio

Copyright

Trento in 50 passi

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