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Architettura in Alto Adige

Mura spesse, ruvide, di calce bianca, sopra un piano in legno scuro di larice con un “Solder”, un piccolo balconcino. Scandole di larice spaccate coprono il tetto a falda, fermate da pietre pesanti.

Nei secoli l’architettura rurale è cambiata poco in Alto Adige. I masi si differenziano per valle e scopo di utilizzo, ma non esistono stili diversi per epoche, come succede invece nell’architettura delle chiese, dei castelli o dei conventi.

Gli Hotel della “Belle Époque” erano dinamici, internazionali e costruiti secondo le ultimissime tecnologie e possibilità architettoniche. L’ultimo decennio del diciannovesimo secolo era caratterizzato da un’architettura stile liberty imponente. Il Grand Hotel al Lago di Carezza e del Lago di Braies  disponevano già di corrente elettrica quando nella maggior parte delle case ancora non c’era nemmeno l’acqua corrente. Ospiti importanti da tutta l’Europa si gustavano il soggiorno stravagante in mezzo alle montagne.

Il fascismo cambiò poi con il suo stile imperialistico e marziale l’immagine di Bolzano. I vigneti si trasformarono in nuovi quartieri. La zona delle semirurali divenne il rione di migliaia di operai italiani che lavoravano nelle grandi industrie, attirati in Alto Adige dalla politica propagandistica del fascismo. Alloggi semplici e strade imponenti confinavano con le tenute dei contadini.
Sempre durante il regime fascista venne costruito dall’architetto milanese Gio Ponti nel 1935 l’Hotel Paradiso in Val Martello, a 2.160 m di quota. Questa opera è considerata ancora oggi un modello esemplare dello stile moderno italiano che in architettura sposava stilisticamente la dittatura fascista.

L’attuale architettura alpina è un connubio affascinante tra un linguaggio di forme completamente nuovo e le antiche tradizioni di montagna nel campo delle costruzioni. Fino ad oggi però, tra gli architetti locali non si è ancora evidenziato uno stile specifico per l’Alto Adige.

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