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Aldino

Di vino

Come su una terrazza verde il villaggio montano di Aldino s’innalza verso il sole dal calore già meridionale, e si lascia circondare dal vento del Monte Regolo. Accudito dalla forza degli elementi e sotto lo sguardo vigile del Corno Nero e del Corno Bianco, Aldino non teme il precipizio.

Una profonda gola si è scavata nella montagna. Come infranti appaiono i pendii che si lanciano in un canyon imponente. Apparentemente innocuo vi scorre il ruscello Bletterbach che dà il nome al canyon. Scorre dolcemente e mormora. Eppure ha avuto la forza, nell’arco di migliaia d’anni, di erodere detriti, rocce, masse di terra e pietre formando così un paesaggio spettacolare. Solchi color ruggine, di un bianco calcareo, color argilla si estendono sui pendii.  La gola del Bletterbach – una finestra temporale per la geologia. Un’espressione della forza primordiale della natura in mezzo ad un paesaggio intatto.

In ogni dove prati adornati di fiori di montagna, scure foreste resinose, campi e alpeggi si contendono il favore dell’osservatore. In questo quadro si inseriscono, come piccoli ducati, importanti masi. Circa 150 chilometri di sentieri escursionistici attraversano la zona e aspettano di essere percorsi. Attirano ciclisti ed escursionisti come se volessero annunciare: questa meraviglia della natura è tutta tua. Nel tranquillo verde olivastro si trova il Lago Göller, attorniato da alberi scuri.

L’acqua fu da sempre un elemento importante per gli abitanti del paese. Fino all’anno 1985/59, fino alla costruzione della strada nuova, Aldino era raggiungibile solo su una carrareccia pericolosa. Aldino era fuori mano. I contadini dovevano approvvigionarsi autonomamente. La coltivazione del grano rappresentava la materia prima più importante, come lo dimostrano ancora oggi gli antichi mulini. Lo scricchiolio delle ruote, lo scorrimento dell’acqua, un mormorio e gorgoglio. I mulini raccontano la storia allo stesso modo come il Museo del Paese di Aldino.

Attraverso opere d’arte sacra dell'epoca barocca e del roccocò il museo racconta del pellegrinaggio e della venerazione dei santi. Isolamento e fedeltà sia agli usi e costumi che alla religione. Qui non solo l’uomo influenza la terra, ma anche la terra influenza l’uomo.
 

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